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sabato 19 maggio 2012

Le colpe dello spread

"Bisogna ricordare che dal 1990 al 1995, prima che l’Italia si avviasse verso l’ingresso nell’euro, la media dello spread BTP-Bund era di 500 p.b.. Perché nessuno si lamentava allora? Perché avevamo ancora la lira e, all’occorrenza, era possibile che la lira si svalutasse, ridando fiato alla competitività del made in Italy. Naturalmente, da quando siamo nell’euro, quella possibilità di ridare ossigeno alle tante fabbrichette di casa nostra non c’è più. Però abbiamo avuto grandi vantaggi perché, per quasi quindi anni, abbiamo pagato i tassi tedeschi, o quasi, sui nostri debiti, ivi incluso il debito pubblico. Infatti, con l’avvento dell’euro, e già prima, lo spread si azzerava (o quasi) e rimaneva su quei livelli più o meno fino alla prima parte del 2011. E allora il conto lo si può fare di quanti interessi sul debito pubblico l’euro ci ha risparmiato per circa quindici anni. Calcolando prudenzialmente una riduzione dello spread di 400 p.b. rispetto al periodo pre-euro, si arriva almeno a 60 miliardi di minori interessi all’anno sul debito pubblico italiano. In tutto, se consideriamo il quindicennio nel quale abbiamo goduto del bonus “tedesco” sui tassi di interesse, si cumula un ammontare di oltre 800 miliardi di interessi risparmiati. Insomma, se i nostri politici – di destra e di sinistra – invece di rilassarsi e di accontentare i tanti loro amici avessero usato il bonus tedesco per ridurre il debito pubblico, oggi ci troveremmo con un rapporto debito pubblico/PIL (il valore della produzione di un anno intero) al 70%, anziché al livello attuale del 120%".
Giovanni Ferri, su FirstOnline

1 commento:

  1. In ultima istanza se ne deduce irrefutabilmente che così come "natura non facit saltus" non fanno salti troppo lunghi nemmeno società ed economia.
    E' evidente quanto Ferri dica il vero... altrettanto vero, però, è che un corso del debito pubblico alterato da dinamiche geopolitiche, sebbene apparentemente in senso positivo per gli italiani, altera anche la reazione allo stato di necessità su cui incide ed il corso dei tempi.
    I politici italiani, potendo contare su questo vantaggio, hanno preferito utilizzarlo a loro beneficio immediato (e di clientele talmente sterminate da non poterci esimere da una responsabilità collettiva cospicua) piuttosto che pensare al futuro, magari con quel minimo di previdenza che ci si aspetterebbe da rappresentanti del popolo.
    Chissà se 15 anni fa, messi di fronte alla strada senza quasi uscite in cui oggi ci troviamo ed in un contesto internazionale più agevole, avrebbero agito diversamente, risparmiandoci anni di illusioni e forse risalendo la china più rapidamente di quanto toccherà fare ora.

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