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venerdì 17 maggio 2013

Se anche giovani cinesi hanno problemi a trovare lavoro

Anche in Cina i giovani iniziano ad avere problemi a trovare lavoro. Secondo il ministro dell'istruzione cinese quest'anno avranno la laurea 7 milioni di studenti, 190mila in più rispetto al 2011. I media cinesi scrivono che per loro questo può essere il "più duro" degli ultimi anni per i neolaureati. Alla fine di aprile solo 3 neolaureati su 10 aveva trovato lavoro a Shanghai, il 10% in meno rispetto all'anno scorso.
dal Ft

lunedì 15 aprile 2013

Alla Germania mancano lavoratori

Ursula von der Leyen, ministro del Lavoro tedesco, spiega che in Germania c'è il problema del calo della forza lavoro: "La popolazione in età lavorativa della Germania sta calando. Se guardi ai prossimi 15 anni, se non cambiamo il nostro modo di lavorare - e questa è la soluzione - avremo 6 milioni di potenziali lavoratori in meno nel mercato del lavoro, una cifra che vale più o meno la popolazione della Baviera".
dal Ft

venerdì 1 febbraio 2013

Le indennità di disoccupazione in Europa

In Francia bastano 4 mesi di lavoro per avere diritto, per due anni, a un'indennità di disoccupazione pari al 67% dell'ultimo stipendio. In Germania dopo 12 mesi si può avere il sussidio per altri 12 mesi, al 62%, in Italia dopo 12 mesi si può avere, per 8 mesi, un assegno che vale il 47% dello stipendio.
dal Wsj



sabato 11 febbraio 2012

Balle danesi


DI CARLA SIGNORILE COPENAGHEN - Per la riforma del lavoro il premier Mario Monti è stato molto chiaro: «Ci muoveremo con moderazione verso modelli che esistono con successo in Nord Europa a partire dalla Danimarca, che è la più celebrata in termini a flexsecurity (mix tra flessibilità e sicurezza), anche se non diventeremo necessariamente danesi». Quindi tutti a Copenhagen a studiare questo modello di successo, peccato che, negli ultimi anni, sia notevolmente peggiorato e non garantisca più i migliori lavoratori. A dirlo è un italiano che in Danimarca c'è da più di 40 anni, Bruno Amoroso, economista e professore emerito della storica università di Roskilde, a 35 chilometri dalla capitale danese. Partiamo da un punto fermo: il licenziamento in Danimarca avviene senza protezione (non esiste l'articolo 18 che impone il reintegro del lavoratore), ma, subito dopo la perdita del posto di lavoro, interviene la sicurezza sotto forma di sostegno sociale. Che, nel corso degli ultimi anni, è però stato pesantemente eroso. «Fino a otto anni fa il lavoratore poteva godere dell'assegno di disoccupazione fino a 5 anni, praticamente fino a quando non ritrovava una condizione di lavoro per lui soddisfacente», spiega a ItaliaOggi Amoroso, «quindi aveva la libertà di rifiutare proposte non in linea con il curriculum». Già ma quanto prende un disoccupato danese? «Specifichiamo che non è vero che quando si è licenziati si prende il 90% del proprio stipendio, bensì il 90% dello stipendio medio di un lavoratore dell'industria e oggi si parla di 1.600 euro lordi al mese. Quindi semmai è vero che i lavoratori che hanno salari medio-bassi ricevono una quota che si avvicina al loro precedente stipendio, ma indubbiamente per tutti gli altri è una forte riduzione». L'altro aspetto negativo è negli ultimi anni è diminuito l'arco temporale durante il quale si percepisce l'assegno di disoccupazione. «Al massimo si può restare disoccupati per tre anni», ha specificato Amoroso, «dopo il primo anno, però, scattano forti pressioni per accettare nuovi lavori o fare corsi di riqualificazione. Tuttavia, se il lavoratore rifiuta gli viene tolto il sussidio e finisce su quello sociale che equivale alla pensione minima, ovvero un livello molto basso. Facciamo un esempio: un professore universitario oppure un impiegato bancario che resta disoccupato, dopo il primo anno gli viene offerto un qualunque lavoro, per esempio come si usa in Danimarca portare il giornale la mattina nelle case, e se uno rifiuta perde il contributo di disoccupazione». Il peggio è che queste regole non hanno niente a che vedere con il sistema di sicurezza che la Danimarca vantava fino a un decennio fa. «La flexsecurity danese funzionava fino alla fine degli anni '80, poi il concetto è stato ripreso dalle autorità europee e lo hanno completamente stravolto, peggiorandolo», ha proseguito il professore emerito dell'Università di Roskilde. «La flessibilità in Danimarca era considerata come libertà dei lavoratori di scegliere il lavoro che preferivano a seconda delle loro capacità. Gli imprenditori finivano per farsi concorrenza tra loro offrendo migliori condizioni lavorative per attrarre i più capaci. La sicurezza, invece, consisteva nel fatto che durante questi passaggi tra un lavoro e l'altro, oltre a godere dei vantaggi di un sistema efficiente di servizi, il disoccupato veniva indennizzato in modo soddisfacente. Negli ultimi anni è stato ridotto il periodo di disoccupazione, ma è stata tolta anche la scelta del lavoro che si vuole fare». Ma si può importare in Italia questo modello? Questo sistema che oggi funziona in modo zoppo costa in Danimarca circa il 4.5% del pil, mentre in Italia si usa circa 1'1% del pil per gli ammortizzatori sociali. Certo che la Danimarca parte avvantaggiata, in quanto G non esiste il 30-35% del mercato del lavoro e delle attività produttive sommerse, si sa chi lavora e quanto guadagna esattamente. II problema, ha concluso Amo- roso, è che esistono in Italia condizioni obiettive perché molte aziende restano nel sommerso in quanto se emergessero finirebbero per scomparire. O si fanno emergere creando condizioni di crescita economica e di domanda che le facciano sopravvivere, oppure al limite è meglio che esista anche il nero.


Italia Oggi - L'art. 18 in Danimarca non c'è. A chi perde il posto 1.600 € per un anno, poi si deve adeguare - L'articolo 18 non c'è in Danimarca:

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lunedì 30 gennaio 2012

Scheda sulle proposte di riforma del lavoro


Repubblica di lunedì 30 gennaio 2012, pagina 3
Il Lavoro - Indennità, reddito minimo e il nodo dei licenziamenti le quattro ricette a confronto
di Ardù Barbara

Il lavoro Indennità., reddito minimo e il nodo dei licenziamenti le quattro ricette a confronto BARBARA ARDU Ci sono almeno quattro proposte per riformare il mercato del lavoro e almeno due questioni spinose: la babele dei contratti atipici e l'eliminazione dell'articolo 18. L'unico a volerlo cancellare, ma solo per i nuovi assunti, è Pietro Ichino, in cambio di un alto livello di protezione, in caso di perdita del lavoro. Sacconi vorrebbe invece salvare i contratti atipici, che le altre proposte tendono a eliminare rendendoli più onerosi per le imprese. Il salario minimo garantito invece trova casa solo nella proposta Boeri-Garibaldi Damiano-Madia Un periodo di prova e poi tutte le garanzie Pietro Ichino Neoassunti senza un termine licenziabili con aiuti triennali CONTRATTO unico sempre a tempo indeterminato ma con la possibilità in ogni momento di licenziamento individuale per motivi economici, tecnici o organizzativi. Indennizzo per i licenziati commisurato agli anni di lavoro. Assegno di disoccupazione, finanziato anche dalle aziende, pari al 90% il primo anno e all'80 e al70%nei due anni successivi. Leimprese si fanno carico anche della formazione e del collocamento dei licenziati: più veloce è la ricollocazione del lavoratori più bassoèil costo dei disoccupati. È questa la flexicurity proposta da Pietro Ichino. Di fatto viene meno la garanzia dell'articolo 18 peri nuovi assunti. Reintegrosoloin caso di licenziamenti di tipo discriminatorio. Contratti a termine permessi solo oltre la soglia di reddito di 40 mila euro.
O RIPRO011210RE RISERVATA LA PROPOSTA Damiano-Madia prevede un contratto unico di inserimento formativo, una sorta di periodo di prova, più lungo di quello attuale, in cui è possibile il licenziamento, ma proprio perché di prova si tratta. Dopo questo periodo (massimo tre anni), si applicano invece tutte le regole previste attualmente, compreso l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. La proposta prevede anche una riduzione del costo del lavoro quando questo è a tempo indeterminato, così da alleggerire il carico sulle imprese. Si suggerisce anche di mettere in campo misure per velocizzare il processo per lavoro anche quando di tratta di una vertenza per licenziamento.
*** Boeri-Garibaldi 6 Contratto unico per tutti posto sicuro dopo tre anni NELLA proposta Boeri-Garibaldi, il contratto èunicoeatempo indeterminato, ma diviso in due fasi distinte. Pertutti i neo-assunti (per gli altri non cambia nulla) nei primi tre anni è possibile il licenziamento per giusta causa, anche economica, e non è previsto il reintegro, ma solo un indennizzo. Le tutele sono però crescenti, così che alla fine il licenziamento diventa oneroso per l'impresa. Dopo i tre anni scattala fase di stabilità del contratto, e si applicano le tutele previste dall'articolo 18. Il trattamento di disoccupazi one rimane quello attuale. I contratti atipici diventano contratto unico se il guadagno supera una certa quota, con l'esclusione di lavori stagionali e prestazioni professionali. Prevista anche l'introduzione del salario minimo.
All'estero Maurizio Sacconi "Atipici" tenuti in vita più flessibilità in uscita SI ENTRA nel mercato del lavoro con l'apprendistato, che può durare al massimo tre anni, durante i quali il lavoratore gode di alcune tutele. Nella proposta di Maurizio Sacconi (Pdl), passati i tre anni l'azienda decide se assumere o no. Ma la filosofia di fondo è non cancellare i contratti atipici. Solo alcuni tipi di collaborazioni e quei contratti che nascondono in realtà falsi subordinati vengono eliminati. Esclusa l'idea del salario minimo garantito, mentre il sussidio di disoccupazione viene diviso in due tranche, una uguale per tutti e probabilmente a carico dello Stato, l'altra su base assicurativa e pagata dalle singole categorie. L'assicurazione verrebbe estesa anche a settori e lavori non protetti. Si chiede una maggiore flessibilità in uscita.
Salario minimo garantito e forte sostegno agli espulsi ALL'ESTERO non c'è traccia di articolo 18, almeno nella forma applicata in Italia, ma in molti Paesi c'è il reddito minimo garantito e in alcuni di essi, a cominciare da quelli scandinavi, i lavoratori che vengono licenziati sono aiutati da massicce misure di sostegno finanziario, che durano diversi anni, Inoltre ci sono politiche attive del lavoro che tendono realmente a ricollocare i lavoratori espulsi. Negli Usa la legge stabilisce che il datore di lavoro non può andare sotto una certa paga oraria. In Francia il salario minimo non può scendere sotto i 1350 euro lordi mensili, in Spagna è circa la metà, 600 euro, mentre nella Gran Bretagna è di 960 sterline, circa 1.150 euro.
***

lunedì 23 gennaio 2012

Come l'Europa aiuta i suoi disoccupati

(ANSA) - ROMA, 23 GEN - Indennità di disoccupazione più
sostanziose e, in alcuni casi, anche protezione per chi non ha
mai lavorato ma che cerca impiego, ma nessun istituto simile
alla cassa integrazione italiana, istituto che, secondo le
intenzioni del Governo, dovrebbe essere a breve riformato
limitandone la durata e l'utilizzo ai casi nei quali l'azienda
può riprendere rapidamente il lavoro. I sistemi di protezione
sociale nei principali Paesi europei di fronte alla
disoccupazione sono variegati, ma con tutele uniformi nei
singoli Paesi verso chi perde il lavoro. Ecco in sintesi -
secondo il sistema informativo della Commissione Ue Missoc,
aggiornato a luglio 2011 - le tutele previste per chi è senza
lavoro.
- ITALIA: L'indennità di disoccupazione non agricola può
essere chiesta da chi ha almeno un anno di contributi versati
negli ultimi 2 anni. Viene erogata per un massimo di 8 mesi a
chi ha meno di 50 anni e per 12 mesi a chi ne ha più di 50. Il
sussidio è pari al 60% dello stipendio (la media degli ultimi 3
mesi) per i primi 6 mesi per scendere poi al 50% e al 40%. C'è
comunque un tetto mensile di 892 euro per i salari al di sotto
dei 1.931 euro e di 1.073 euro per gli stipendi superiori a
questa cifra. In casi di licenziamenti collettivi è prevista
l'indennità di mobilità per un massimo di 24 mesi (36 per chi
ha più di 50 anni). In caso di difficoltà dell'azienda
(ordinarie o straordinarie) è possibile il ricorso alla cassa
integrazione ma il lavoratore resta dipendente dell'azienda pur
potendo non metterci più piede fino a 36 mesi (questo periodo
può essere ancora più lungo se si chiede anche la cassa in
deroga).
- GERMANIA: Chi chiede l'indennità di disoccupazione deve
essere stato assicurato per almeno 12 mesi negli ultimi 2 anni.
Ha diritto al 67% dell'ultimo stipendio netto nel caso in cui si
hanno figli e al 60% nel caso non si abbiano figli. Ci sono
tutele anche per chi è alla ricerca del primo lavoro (ed è
quindi senza versamenti) con un sussidio di 359 euro al mese.
Naturalmente si richiedono sforzi per trovare un lavoro e che ci
si renda disponibili nel caso venga proposto un impiego.
- FRANCIA: Per avere diritto al sussidio bisogna aver versato
contributi per almeno 4 mesi negli ultimi 28 mesi. Si ha invece
diritto a un'indennità più sostanziosa (regime di
solidarietà) nel caso si siano versati almeno 5 anni di
contributi negli ultimi 10 anni. Il sussidio può essere
erogato, a seconda della durata dei contributi versati, per un
periodo variabile tra i 4 mesi e i 2 anni (3 per chi ha più di
50 anni). Si prende una percentuale del 40,4% del salario
giornaliero +11,34 euro, o il 57,4% del salario giornaliero. Il
minimo è 27,66 euro al giorno.
- REGNO UNITO: Le indennità di disoccupazione possono essere
legate o al fatto di aver contribuito o semplicemente al basso
reddito. Chi ha perso il lavoro (avendo quindi contribuito) ha
diritto a 67,50 sterline (75 euro) a settimana se ha più di 25
anni e 53,45 sterline se ha tra i 18 e i 24 anni per un massimo
di 182 giorni in ogni periodo di ricerca. Per chi cerca lavoro
senza avere alcun reddito si ha diritto a 80,75 sterline a
settimana se si è sotto i 18 anni, e 105,95 sterline se si
hanno più di 18 anni. Non c'è limite di durata per il sussidio
ma si deve dimostrare di star cercando attivamente lavoro e si
deve essere disponibili qualora ne venga proposto un altro.
- SPAGNA: Per l'indennità di disoccupazione è necessario aver
lavorato almeno tre anni negli ultimi sei anni. C'è poi un
sussidio di "assistenza" con un minimo di tre mesi di
contribuzione. L'indennità di disoccupazione è pari al 70%
della base contributiva media degli ultimi sei mesi. Questa
percentuale scende dopo i primi sei mesi al 60%. C'è un tetto
massimo per l'indennità di disoccupazione che varia dal
175% al 225%, a seconda del numero dei figli, dell'Iprem, pari
per il 2011 a 532,51 euro al mese (1.198 euro, quindi,
l'indennità nel caso del diritto al 225% dell'Iprem). (ANSA).null