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giovedì 9 maggio 2013

Moleskine non sta bene in Borsa

Come azienda, Moleskine va alla grande. Ieri ha presen­tato i conti del primo trime­stre e i risultati sono ottimi: ricavi in aumento del 15,5%, a 16,4 milioni di euro, un margine operativo lordo cresciuto del 9,7%, a 5,7 milioni, un utile netto di 3,2 milioni (+20,5%). Sono poche le aziende italiane che in questo momento possono mo­strare numeri simili. Il modello in­dustriale, evidentemente funzio­na: taccuini e agende con lo storico marchio francese recuperato da a­bili manager italiani vengono pro­dotti in Cina e quindi venduti in tut­to il mondo (il 46% in Europa, il 39% in America, il 15% in Asia) a prezzi da prodotto di alta moda. Quel mar­gine operativo – più di un terzo dei ricavi – è enorme.
Il problema è Moleskine come tito­lo. Il 3 aprile scorso il debutto a Piaz­za Affari di un’azienda così di moda era stato accolto con entusiasmo. Il fondo Syntegra – attraverso la so­cietà lussemburghese Appunti che aveva comprato il 75% dell’azienda nel 2006 per 60 milioni – e un grup­po di manager tramite la fiduciaria Istifid hanno messo sul mercato il 50,17% delle azioni incassando po­co meno di 245 milioni di euro da u­sare per ridurre il debito. L’opera­zione valutava Moleskine circa 20 volte i suoi utili. Una valutazione al­ta. Come le agende, anche le azio­ni erano un po’ care: Moleskine ve­niva trattata come una società di alta moda o un’azienda tecnologica estremamente innovativa.
L’Ipo ha avuto un successo straor­dinario. Ma chi si è precipitato a comprare il titolo (il 90% dell’offer­ta era riservato agli investitori isti­tuzionali, il 10% ai risparmiatori) per ora non può dire di avere fatto un grande affare. Anzi, per un po’ pro­babilmente se l’è vista brutta. Piaz­zate a 2,3 euro il 3 aprile le azioni Moleskine hanno rapidamente ini­ziato a svalutarsi. Dopo due setti­mane valevano 1,8 euro. Un’altra settimana e l’azione era precipitata a 1,6. Meno trenta per cento in tre settimane. Avranno tremato gli an­ziani del New Jersey: il fondo pen­sione statale ha comprato il 2,6% delle azioni Moleskine, una parte degli assegni di questi vecchi ame­ricani dipende dalle sorti di questi modaioli taccuini neri. Per fortuna quell’1,6 euro è rimasto un minimo. L’azione nella seconda metà di a­prile ha iniziato un recupero che l’ha riportata a quota 2 euro (2 euro ton­di, la chiusura di ieri, con un calo dello 0,5%). Meglio di prima, ma dal debutto la Borsa ha bruciato il 12,7% di capitalizzazione del gruppo. I ti­toli pagati 245 milioni di euro oggi valgono 214 milioni. È passato solo un mese, ma le mitiche agendine di Chatwin, Hemingway e Picasso a Piazza Affari non hanno già più il fascino di una volta. 

da Avvenire